Come lavoro

Come lavoro

Il mio modo di lavorare, in linea generale, prevede due fasi successive:

Fase I.

Consulenza psicologica

Nella mia esperienza da terapeuta, quando una persona si avvicina a un colloquio psicologico, ci arriva dopo lunga riflessione e con un bagaglio di timori diversi. Per questo, come psicoterapeuta, ritengo il primo colloquio un momento di incontro importante, in cui la persona va accolta con un’umana competenza.

Solitamente:

  1. al primo colloquio, ascolto la persona al fine di comprenderne il problema, i suoi bisogni e in generale il suo funzionamento psicologico. Nella mia esperienza, ciò di cui la persona ha un estremo bisogno è sentirsi compresa: ha bisogno di qualcuno che sia in grado di capire ciò che ha vissuto e che vive oggi.
  2. comunico alla persona che in genere si dedicheranno i primi colloqui (circa 3) per:
    • analizzare insieme il problema/bisogno;
    • conoscersi reciprocamente;
    • individuare e valutare le soluzioni migliori per la risoluzione del problema.
      La persona è coinvolta nel processo di analisi, valutazione e decisione.
  3. questo lavoro iniziale di valutazione/conoscenza è necessario per stabilire se la persona ha bisogno di intraprendere un percorso psicoterapeutico, oppure necessita di altre professionalità a cui sarà inviata.

Fase II.

Psicoterapia

  1. Se la persona ha intenzione di intraprendere la psicoterapia, le spiego la metodologia di lavoro e le regole (costi, frequenza, ecc).
  2. Da questo momento in poi, il mio ruolo è di aiutare la persona a superare quei blocchi che gli impediscono di vivere la sua vita a pieno.

Qui di seguito un sintetico esempio clinico.

G. ha degli attacchi di panico. Approfondendo, scopriamo che gli attacchi di panico sono il segnale della paura di lasciare il lavoro.

G.  riferisce che da tempo aveva già pensato di lasciare il lavoro, ma che ha paura a farlo. Sembra che questa paura sia connessa all’idea, trasmessa dai genitori, che è meglio non cambiare, è meglio non rischiare e tenersi quello che c’è.

Appare evidente sia a G. che al terapeuta, come l’attacco di panico sia connesso al suo desiderio di disobbedire al messaggio ricevuto dai suoi genitori. Pertanto, il lavoro psicologico mirerà a sostenere la persona nel liberarsi da questo messaggio genitoriale, che oggi lo limita, al fine di ritrovare il coraggio di seguire ciò che sente buono per lui.

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