Le organizzazioni di personalità

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Come possiamo percepire la realtà?

Per potersi liberare dai programmi imposti dal suo script, l’uomo deve fermarsi e pensare. Ma non può pensare alla sua programmazione finché non rinuncia all’illusione dell’autonomia. Deve rendersi conto che finora non è stato libero agente come ama credersi, ma piuttosto il fantoccio di un Destino antico di generazioni. Poche persone hanno il coraggio o l’elasticità di volgersi indietro e dare uno sguardo alle scimmie da cui discendono, e, coll’avanzare dell’età, il loro collo si irrigidisce sempre più.
(Eric Berne, Fare l’amore, 1971, p. 182)
…il carattere dell’Io è un sedimento degli investimenti oggettuali abbandonati, contenente…la storia di tali scelte d’oggetto
Freud, 1922

PARANOIDE

La persona che presenta un’organizzazione paranoide ha paura, quindi vive in una costante ricerca di significati oscuri, di tracce rivelatrici delle verità nascoste dietro il significato apparente della situazione.

Per questo deve iperattivare l’attenzione, che è evidenziata dalla circospezione e dall’analisi costante di ciò che la circonda. L’ambiente in cui è cresciuta ha messo in discussione la sua percezione della realtà e la persona si è sentita tradita, manipolata. E’ stata intaccata la sua fiducia.

SCHIZOIDE

La persona schizoide di solito ha subito una grave perdita nell’infanzia, ad esempio l’abbandono della madre, quindi ha dovuto imparare a fare da sola e a sopravvivere. Pertanto essa appare distaccata, autosufficiente, distratta e disinteressata alle cose terrene.

Non si piega facilmente a compromessi e può tendere a una perfezione morale o spirituale, cioè tesa al miglioramento secondo un parametro interno a sé stessa e non esterno.

Non si lascia condizionare dai criteri di giudizio sociali, non si cura delle aspettative sociali tradizionali e segue prevalentemente dei criteri di guida interni

NARCISISTA

Queste persone hanno spesso dei genitori che usano i figli come loro prolungamenti, cioè pretendono che i figli portino lustro alla famiglia, che siano autonomi, degli ometti; in sintesi essi ricevono carezze per la loro autonomia e procurano carezze ai genitori attraverso i loro successi sociali.

I figli così devono proteggere i genitori: “Solo se ci permetterai di ricevere gli apprezzamenti della società noi ti ameremo”. E’ per questo motivo che i narcisisti vivono nella costante paura di essere abbandonati; perché il fallimento sociale significa essere scoperti nella propria indegnità, bruttezza, debolezza, inferiorità. Se gli altri vedono chi sono allora li abbandoneranno. Pertanto le fantasie di grandezza; sia nella forma evidente del tipo grandioso, sia nella forma più nascosta del tipo depresso e autocritico, sono espressione del tentativo di compensazione dell’immagine interna svalutata.

Essi sono costretti a eccellere; questo però li porta a usare gli altri per realizzare il loro compito. Essi fanno agli altri ciò che hanno ricevuto. La tragedia del narcisista è quindi l’incapacità d’amare; egli si relaziona agli altri solo come oggetti da usare e abbandonare secondo i suoi bisogni.

Interrompe spesso una relazione, dopo un periodo breve, di solito quando l’altro incomincia a porre richieste relative ai suoi bisogni. Questo perché egli è in relazione con l’immagine idealizzata della donna-madre dalla quale vuole essere amato, mentre sarà, forse, ammirato. Deve diventare un uomo ideale per raggiungere la madre, è questo il suo progetto; pertanto la compagna diviene un ostacolo quando pone delle richieste affettive.

In queste persone è avvenuta una deformazione di ciò che significa relazione umana, di ciò che significa amare e prendersi cura, ma c’è stata anche un’iper-attivazione dell’eccitazione causata dalle lodi ricevute, che sono state erroneamente interpretate come atti di amore.

I narcisisti confondono il legame affettivo con il ricevere ammirazione; i genitori non li hanno amati ma lodati, svalutando i loro veri bisogni, confondendo così il Bambino che ha costruito la convinzione che per essere amato deve essere ammirato.

ANTISOCIALE

La persona che presenta un’organizzazione antisociale, ha vissuto in ambienti spesso crudeli e incapaci di empatia e per questo motivo ha imparato precocemente a difendersi, facendo leva sulla capacità istintiva di comprendere il pericolo. Il legame è vissuto essenzialmente come fonte di pericolo, probabilmente a causa di trascuratezza genitoriale o abuso fisico.

Queste persone pertanto vivono con profondo distacco le relazioni e le esperienze affettive e tendono inoltre a instaurare legami sadici con gli altri, attraverso l’esercizio del potere e della distruttività.

ISTERICA

La persona isterica ha probabilmente vissuto in un ambiente in cui non le è stato permesso di mantenere relazioni d’amore. Ha un temperamento che predilige la sfera emotivo-affettiva, anziché quella cognitiva; la relazione con il mondo passa più attraverso l’affettività, a differenza per esempio di quello che accade a una personalità ossessiva, che invece utilizza il pensiero. Al fondo c’è una ferita, un tradimento affettivo; ad esempio un genitore con cui aveva un rapporto affettivo che improvvisamente si allontana.

Queste persone possono apparire molto generose, affettuose, e lo sono, ma al fondo esse hanno deciso di non amare più e di non fidarsi, perché sono state tradite: c’è risentimento e anche la convinzione di non aver bisogno di nessuno. Inoltre, alcune delle persone che presentano un’organizzazione isterica, possono essere seduttive, in forma sottile o esplicita, ma ciò che davvero esse cercano non è sesso, bensì affetto.

E’ probabile che queste persone siano state spaventate e non comprese, pertanto sono inibite e adattate. L’essenza del concetto d’isteria è di difesa contro l’espressione dell’istinto.

La personalità isterica tende a esagerare i contenuti del pensiero, a mentire, simulare e dipendere. Inoltre, manifesta immaturità emotivo-affettiva, suggestionabilità, teatralità, vanità e irregolarità della vita sessuale.

OSSESSIVO-COMPULSIVO

La persona ossessiva ha come tema centrale il controllo. E’ una persona che ha vissuto in un ambiente altamente competitivo e aggressivo; spesso tale aggressività non è agita, ma espressa in altro modo, ad esempio con i silenzi. I genitori di solito sono presenti, ma pretendono molto dai figli; sono molto intellettuali e poco affettivi e giocosi.

Questa persona presenta un forte ma inappagato, desiderio di dipendenza e una riserva di rabbia nei confronti dei genitori, colpevoli di non essere stati più disponibili emotivamente. Le relazioni erano spesso prive di calore umano e piene di ostilità.

Il tema centrale è: chi domina e chi è più bravo a utilizzare il pensiero per farlo. Tende quindi a negare qualunque forma di dipendenza, affrontando grandi fatiche per essere autonoma.

MANIACO-DEPRESSIVA

Queste persone hanno vissuto ambienti familiari caotici che hanno impedito alla persona di costruire una base sicura. Il bambino vive con l’obiettivo di scongiurare l’abbandono e la sensazione di solitudine e di nulla. Per scongiurare questa sensazione di depressione, la persona si attiva, si muove.

Essere in movimento, agire, ossia vivere la polarità maniacale, fa sentire la persona potente, perché le fa evitare la stasi, che invece implicherebbe entrare in contatto con la solitudine e l’abbandono. Finisce così con il vivere in maniera sconnessa dalla realtà e dagli altri: anziché costruire legami, egli usa i legami per prendersi un po’ di carezze.

Questa persona non ha potuto comprendere cosa significa sentirsi protetti, amati, non ha potuto consolidare la sensazione interna di avere potere e di agire nella realtà, perché le energie sono rivolte alla sopravvivenza.

Questi bambini spesso sono usati come merce di scambio dai loro genitori per separarsi dai propri (i nonni del bambino). I genitori pertanto sono vissuti come bambini incapaci di prendersi cura di loro, ma spesso sono presenti i nonni o altre figure con cui esiste una lotta. Mentre nel lutto normale la tristezza è connessa alla perdita specifica, nella depressione la persona sente di aver perso o che sia stato danneggiato il proprio sé.

Queste persone non necessariamente appaiono tristi, possono essere persone apparentemente socievoli; amano bere, fumare, mangiare, parlare e spesso descrivono le proprie esperienze utilizzando analogie sul cibo. Al fondo queste persone trasformano l’esperienza psicologica dell’esser stati rifiutati nella convinzione che essi meritano di essere rifiutati, a causa della loro costitutiva indegnità.

MASOCHISTA

La persona masochista si sente indegna, colpevole, merita rifiuto e punizione. Queste persone tendono all’autodistruttività, si sentono in costante pericolo di essere attaccati nell’autostima, nella sicurezza personale e nel benessere fisico.

Un’altra forma del masochismo è quello “morale”, cioè soffrire per la realizzazione di valori morali; esempi costruttivi sono, ad esempio, Mahatma Ghandi e Madre Teresa. La persona che si comporta in modo masochistico tollera il dolore e la sofferenza nella speranza, cosciente o inconscia, di un qualche bene maggiore.

Al fondo ritengo ci sia la credenza di esser stati trattati ingiustamente, ma che non sia possibile far nulla per modificare questo stato di cose.

Queste sono descrizioni di modi di essere generali ma esse vanno distinte dalle singole vite soggettive che sono l’insieme delle azioni, dei pensieri e dei sentimenti specifici di quella persona.

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